Rapporto di Area
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Il doppio cancello
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Il doppio cancello

Come l'Iran ha chiuso Hormuz e gli Houthi hanno chiuso il Mar Rosso, e perché l'Europa può ancora muoversi

Il doppio cancello si è chiuso l’11 settembre 2026. L’Arabia Saudita ha fermato l’oleodotto Est-Ovest dopo attacchi con droni. Gli Houthi hanno preso Perim Island, Zuqar, Hanish e la città portuale di Mokha. In quarantotto ore, centotrenta chilometri di costa yemenita sono passati sotto il loro controllo. Trump ha rifiutato due volte di colpire gli Houthi, nonostante la richiesta esplicita dell’Arabia Saudita. L’Europa guarda. In questo audio spiego perché il Bab al-Mandeb non è Hormuz, perché l’opzione militare europea è meno complessa di quanto sembri, e perché una copertura assicurativa comunitaria potrebbe essere il primo strumento concreto da attivare. Segue trascrizione adattata alla lettura.

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L’11 settembre 2026, venticinque anni dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, il Medio Oriente brucia di nuovo. Trump parla al Pentagono e collega la guerra all’Iran alla guerra al terrore di Bush. Sono due cose completamente diverse, ma solo lui è capace di certe associazioni. Intanto, a migliaia di chilometri da Washington, succede qualcosa di molto più concreto.

L’Arabia Saudita chiude il suo principale oleodotto alternativo allo Stretto di Hormuz, a causa degli attacchi ricevuti. Gli Houthi prendono il controllo di Perim Island, di Zuqar, di Hanish e della città portuale di Mokha. In quarantotto ore aggiungono centotrentachilometri di costa yemenita al loro controllo. Il Bab al-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, non è più un transito sicuro.

Vorrei spiegare cosa significa, perché l’Europa è direttamente colpita, e perché ha ancora la possibilità di fare qualcosa.

Prima della guerra, circa centotrentanavi al giorno attraversavano lo Stretto di Hormuz. Oggi ne passano in media diciannove. Giovedì scorso ne sono transitate solo nove. Nove su centotrentadi traffico standard.

Il petrolio saudita ha cercato un’alternativa. L’oleodotto Est-Ovest portava il greggio dal Golfo Persico al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. In realtà il flusso era già molto minore di quello che riusciva a passare per Hormuz. Da lì le petroliere potevano uscire verso sud, attraverso il Bab al-Mandeb, verso l’oceano, oppure verso nord, attraverso il Canale di Suez, verso il Mediterraneo. L’oleodotto è stato attaccato giovedì e poi chiuso. Il Bab al-Mandeb è ora in mano agli Houthi. La rotta verso Suez esiste ancora, ma è la più costosa e la più lenta per raggiungere l’Asia, che è il mercato principale dell’Arabia Saudita.

L’Iran ha chiuso Hormuz. Gli Houthi, che sono un proxy iraniano, hanno chiuso il Bab al-Mandeb. Non è una coincidenza. È una strategia.

Il prezzo del Brent ha superato i centootto dollari al barile venerdì mattina. Il diesel negli Stati Uniti è aumentato del sessanta percento dall’inizio della guerra. La benzina del quarantaquattro percento. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha tagliato le previsioni di domanda globale di due virgola cinque milioni di barili al giorno. Senza un accordo con l’Iran, i flussi non si normalizzeranno prima della fine del 2027.

Arriviamo al punto che ci riguarda più direttamente.

L’Europa fino a questo momento è rimasta a guardare. Ha lanciato la missione Aspides, una missione difensiva contro gli attacchi Houthi alle navi in transito. Operazione importante, ma limitata: le regole d’ingaggio non consentivano azioni offensive. Quando gli Houthi hanno aumentato la pressione, la missione ha mostrato i suoi limiti.

Nel frattempo Trump ha rifiutato per due volte, in una sola settimana, le richieste del principe ereditario saudita di colpire gli Houthi. La ragione è facile da dedurre. La guerra all’Iran ha già prosciugato risorse navali americane, ha esaurito scorte di munizioni critiche, e le elezioni di medio termine sono a novembre. Allargare il fronte non è un’opzione politicamente sostenibile. Addirittura Trump ci è arrivato.

Quindi la domanda è: chi può tenere aperto il Bab al-Mandeb?

Io penso che l’Europa potrebbe farlo. Non dico che sia semplice. Dico che è meno complesso di Hormuz, e che le condizioni politiche per farlo esistono, se c’è la volontà.

Facciamo un’analisi militare.

Hormuz è un teatro strategicamente denso. L’Iran dispone di profondità territoriale, di sistemi missilistici costieri avanzati, di una marina con naviglio veloce e capacità di posa mine documentata, e di una difesa contraerea integrata. Operare a Hormuz significa fronteggiare un avversario statale con capacità convenzionali significative. Questo spiega perché la Marina americana, che è la Marina americana, eccellente dal punto di vista militare, riesce a mantenere aperti solo corridoi parziali, vicino alla costa dell’Oman, con perdite e costi enormi.

Il Bab al-Mandeb è diverso. Gli Houthi non hanno profondità strategica territoriale nel senso militare del termine. Non dispongono di naviglio veloce sufficiente a ingaggiare una missione navale europea in mare aperto. Non risulta, per ora, il dispiegamento di mine nello stretto. La loro capacità contraerea è reale, ma inferiore a quella iraniana.

Però non sono un avversario trascurabile. Hanno abbattuto droni americani MQ-9. Hanno colpito navi in mare aperto con missili antinave. Hanno raggiunto obiettivi in Arabia Saudita a centinaia di chilometri di distanza. E il Bab al-Mandeb è stretto: ventinove chilometri nel punto più angusto. Il fuoco costiero houthi ha vantaggi tattici intrinseci in uno spazio così ristretto. Una missione di scorta senza copertura aerea adeguata sarebbe esposta.

C’è un altro rischio. Il dispiegamento di mine è una contromisura alla portata degli Houthi, con il supporto tecnico iraniano. Una missione europea che apre il corridoio potrebbe indurre esattamente questa risposta. Le operazioni di bonifica delle mine sono lente, costose, e richiedono mezzi specializzati che l’Europa possiede in numero limitato.

Quindi l’opzione militare non è inattuabile, ma richiede regole d’ingaggio offensive, non solo difensive. Richiede copertura aerea, il che significa portaerei o basi regionali. Francia, Regno Unito e Italia hanno capacità in questo senso: il Charles de Gaulle, la Queen Elizabeth, la Cavour. Non è uno schieramento immediato, per essere dispiegato e coordinato al di fuori dell’ambito NATO richiede lavoro, ma è uno schieramento possibile. E a Gibuti, dove Francia, Italia e altri paesi europei hanno già basi operative, l’infrastruttura logistica esiste già.

Il vero ostacolo non è militare. È politico.

Una missione con regole d’ingaggio offensive richiederebbe consenso in sede europea, e il consenso europeo su materie di difesa è storicamente difficile da raggiungere. Il nostro è un continente che da questo punto di vista non ci sente. Chi ha interessi commerciali con l’Iran, chi ha relazioni con Teheran, chi teme le ripercussioni, potrebbe bloccare o rallentare. Senza contare chi fa il gioco della Russia, in maniera esplicita o meno. Non è un’impossibilità assoluta. È una difficoltà reale che va chiamata con il suo nome.

Detto questo, c’è uno strumento che può essere attivato prima ancora della missione militare, e che è più originale sul piano politico.

Una copertura assicurativa comunitaria europea, parallela a quella dei mercati convenzionali, per le navi che transitano nel Bab al-Mandeb. La sua realizzabilità pratica richiede conferme che non ho, ma il ragionamento regge. I premi assicurativi war-risk nel Mar Rosso sono già arrivati allo zero virgola settantacinque percento del valore assicurato della nave. È una cifra che rende il transito commercialmente insostenibile per molti operatori. Una garanzia pubblica europea ridurrebbe immediatamente questo premio e renderebbe praticabili rotte che oggi vengono aggirate verso il Capo di Buona Speranza. E invierebbe un segnale politico chiaro senza richiedere unanimità sulle regole d’ingaggio militari.

È vero che sarebbe un costo economico. Ma se le navi non passano nel Mar Rosso e fanno il giro per il Capo di Buona Speranza, quel costo viene caricato sul trasporto, sulle merci, e si ribalta comunque sui consumatori europei. La copertura assicurativa avrebbe anche un valore politico che il giro per l’Africa non ha.

Accanto a questo, una missione di scorta congiunta europea e saudita, con partecipazione britannica, anche solo per il naviglio critico, con obiettivo dichiarato di garantire il transito verso il Canale di Suez. Non la sconfitta degli Houthi, che è fuori dallo scopo. Non la riapertura totale del Bab al-Mandeb. Una scorta selettiva e strutturata del naviglio prioritario. È il modello che la Marina americana sta usando parzialmente a Hormuz: non ha vinto la guerra, ma sta cercando di mantenere aperto un corridoio. È quello che servirebbe anche a noi.

E qui arriva l’aspetto politico che considero il più rilevante.

Trump critica gli europei da anni perché non si assumono responsabilità strategiche. Perché spendono poco in difesa. Perché si affidano agli americani per la sicurezza anche quando gli interessi in gioco sono europei. Il Bab al-Mandeb è esattamente il teatro in cui questa critica può essere affrontata. È un corridoio che collega il Mar Rosso al Mediterraneo. Tocca direttamente i porti di Trieste, Genova, Marsiglia, Il Pireo. Non è una questione americana. È una questione europea.

Un’iniziativa militare europea autonoma, anche limitata, anche di scorta, in un teatro dove l’Europa ha interessi diretti e infrastruttura logistica già presente, risponderebbe alla critica di Trump in modo concreto, creerebbe un precedente per l’autonomia strategica europea fuori dal fianco est, e ridurrebbe la dipendenza del continente dalle decisioni di Washington su rotte che Washington, in questo momento, non ha né la volontà né le risorse per proteggere.

Un’ultima nota, che è di colore.

Anthropic, la società americana che produce il modello di intelligenza artificiale Claude, ha pubblicato giovedì un rapporto di intelligence che identifica un gruppo operativo basato nello Yemen del nord, quasi certamente gli Houthi, che ha tentato di usare l’intelligenza artificiale per sviluppare software di guida e navigazione per missili balistici. Il test di un razzo guidato è stato effettuato. È fallito. Ma gli attori hanno costruito anche un sistema di simulazione offline, indipendente dall’intelligenza artificiale. Ci stanno lavorando. Questo cambia la valutazione del rischio nel medio termine. Gli Houthi stanno cercando autonomia tecnologica nell’armamento, con risorse limitate, con supporto iraniano, e ora con strumenti di intelligenza artificiale. Ogni mese che passa senza una risposta strutturale, la finestra per un’azione a costo contenuto si restringe.

Il Bab al-Mandeb non è Hormuz. L’Iran è un avversario statale con capacità convenzionali profonde. Gli Houthi sono un attore non statale con capacità crescenti ma ancora asimmetriche. Il confronto militare favorisce l’azione europea in un teatro rispetto all’altro.

L’Europa può scegliere. Può continuare a guardare, aspettando che Washington risolva un problema che Washington non intende risolvere. Oppure può muoversi, con gli strumenti che ha, nel teatro dove può fare la differenza, prima che la finestra operativa si chiuda del tutto.

Questo è Rapporto di Area. Grazie a tutti. Non mollate.


Fonti

Wall Street Journal, 11 settembre 2026 Summer Said, Georgi Kantchev, Saleh al-Batati — Saudi Arabia Shuts Down Pipeline That Was a Crucial Hormuz Bypass

Washington Post, 11 settembre 2026 Michael Birnbaum — At the Pentagon, Trump ties the legacy of 9/11 to his Iran war

The New York Times, 11 settembre 2026 Lisa Friedman, Jenny Gross, Rebecca F. Elliott — Gulf Tankers Are Running Out of Ways to Export Oil: ‘These Waters Aren’t Safe’

The New York Times, 11 settembre 2026 Adam Rasgon, Shuaib Almosawa, Saeed Al-Batati, Pranav Baskar — Houthis Seize a Key Red Sea Island, Threatening Another Global Oil Route

The New York Times, 11 settembre 2026 Gregory Schmidt — Energy Markets Rattled After Saudi Pipeline Attacks

The New York Times, 11 settembre 2026 Michelle Cottle — Trump Made a Simple Argument: It’s All About Me, Me, Me (Opinion)

Foreign Affairs, 11 settembre 2026 April Longley Alley, Allison Minor — Iran’s Second Front: The Houthis’ Bold Advance Has Transformed the Middle East’s Wars

Financial Times, 11 settembre 2026 Malcolm Moore — Saudi Arabia shuts East-West pipeline that bypasses Hormuz after attacks

Financial Times, 11 settembre 2026 Andrew England, Abigail Hauslohner — Houthis seize Red Sea islands in lightning offensive

Financial Times, 11 settembre 2026 Andrew England — Yemeni militants used Anthropic AI to try to build ballistic missiles

Le Grand Continent, 10 settembre 2026 Trump va-t-il de nouveau frapper les installations nucléaires iraniennes?

Forbes, 11 settembre 2026 Güney Yıldız — The Houthis Do Not Need To Close Bab El-Mandeb


Dati e agenzie Kpler (tracciamento traffico navale), International Energy Agency (IEA), OPEC, AAA motor club, FactSet, Planet Labs/Copernicus (immagini satellitari), Windward (intelligence marittima), International Crisis Group, Chatham House, CSIS, Eurasia Group, Council on Foreign Relations, Anthropic (intelligence threat report, 10 settembre 2026)

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